Di Sardegna, specie quando si tratta di vino, non si sente parlare mai troppo, eppure fra i 4200 espositori che per questa 47 esima edizione di Vinitaly hanno scelto di partecipare all’evento, l’isola e i suoi vini stanno facendo sentire la propria voce. Stand colorati e gustosi, per un totale di 73 aziende sarde concentrate in 150 metri quadrati, che stanno facendo conoscere al mondo i 33 vitigni isolani ad oggi a denominazione protetta.

Per quanto la produzione sarda di vino sia una goccia nel grande mare italiano, già che rappresenta solo 1,2% del prodotto nazionale, la qualità delle bottiglie sarde inizia a farsi conoscere anche all’estero, strettamente legata alla qualità delle produzioni agroalimentari locali.

Fra i vini sardi in fiera ci sono ben 17 Doc e a Docg e 15 a indicazione geografica tipica, tutti in grado di rompere con la monotonia imposta dal monopolio delle grandi cantine italiane e non solo. Sarà per questo che accanto al conosciuto Cannonau, si fa strada l’apprezzatissimo Vermentino, ma anche il Monica, il Torbato, il Carignano, il Cagnulari, il Semidano ed il Nasco.

Si tratta ancora di produzioni di nicchia, che pure stanno riscontrando un invidiabile successo: d’altronde non si spiegherebbe il tentativo di impiantare il Vermentino un po’ ovunque nel mondo e senza grosso successo. Il potenziale del vino sardo per altro è ben noto: non solo richiama alla mente la gastronomia locale, ma incentiva il turista a visitare la casa di queste 33 specialità vinicole profumate e mediterranee.

Per ora ad essere stata premiata a Vinitaly, con il “Cangrande – Benemeriti della Vitivinicolutra” è stata la Vernaccia di Oristano, mentre fra i dati che per il 2012 saltano all’occhio c’è la sorprendente vendita del Vermentino (con 5 milioni di litri venduti) che guadagna un nono posto fra le vendite nazionali. Fra i sardi i più gettonati invece risultano il Cannonau e il Monica.