Per gli appassionati di vino, l’autunno non è solamente la stagione della vendemmia, del novello, delle castagne e dei funghi, ma porta anche l’immancabile appuntamento con l’uscita delle principali guide italiane sui vini.
Inutile nascondersi dietro alle solite disquisizioni del tipo “io le guide non le seguo”, “sono tutte pilotate”, “non sono obiettive”, ecc… ecc… In realtà, qualsiasi vero appassionato di vini non può vincere la tentazione di andare quantomeno a sbirciare quali valutazioni siano state date alle nuove annate dei suoi vini preferiti… o di quelli che intende comprare nei mesi successivi, magari condizionando l’acquisto proprio in base alle recensioni che vi troverà.
Un frequente argomento di dibattiti tra “cultori” grandi e piccoli del vino, e spesso di accese polemiche anche tra gli addetti del settore, rimane l’eterna ricerca di quale tra le varie guide possa essere definita più obiettiva delle altre.

Ma esiste effettivamente un modo per poterlo stabilire con un certo grado di oggettività? Crediamo di no.

Innanzitutto perché non esistono due guide italiane che eseguano i test e le degustazioni allo stesso modo; ciascuna ha scelto e sviluppato una propria singolare metodica, diversa dalle altre.

Già di partenza, il fatto che non ci sia una metodica di giudizio che nel tempo abbia prevaricato le altre, indica che probabilmente un modo “migliore” per valutare un vino non esiste.

Diciamo che, comunque, si possono individuare grossolanamente due categorie principali nei metodi di valutazione delle guide: quelli in cui gli assaggiatori sono di numero molto ristretto e quelli in cui i degustatori sono di numero relativamente più alto.

Si può partire da guide in cui tutti i vini citati vengono assaggiati e giudicati dalla stessa persona, come nel caso de “L’annuario dei migliori vini italiani” di Luca Maroni. In questa pubblicazione il solo curatore (Luca Maroni, appunto) stabilisce pregi, difetti e voto numerico per ciascun vino.

I curatori passano a due nella guida “I vini di Veronelli”, in cui Gigi Brozzoni e Daniel Thomases si cimentano nelle centinaia di degustazioni assegnando, ciascuno per proprio conto, il voto al vino in esame. La differenza rispetto al caso precedente sta nel fatto che molti prodotti vengono degustati da entrambi i curatori, pubblicando poi effettivamente in guida il voto più alto dei due (indicando tra parentesi le iniziali di chi l’ha proposto).

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A favore del ristretto numero di assaggiatori può essere declamata una maggiore costanza nel “metro di giudizio”, ovvero nella determinazione qualitativa di un dato parametro organolettico tra un vino e l’altro (in quanto è sempre la stessa persona a giudicare se “questo vino” è migliore di “quello” oppure no). E’ pur vero che, in questo caso, ci si deve scontrare con una inevitabile soggettività nei gusti, e nella scelta di quali siano le caratteristiche organolettiche che si preferisca ritrovare in un vino per definirlo qualitativamente migliore o peggiore.

Diciamo che, una volta individuati e stabiliti i parametri che un ristretto numero di valutatori ricercano nei prodotti assaggiati, e accettata la inevitabile soggettività (insindacabile) nella scelta degli stessi, tali guide possono avere un discreto grado di affidabilità, seppur limitata come abbiamo visto ai gusti personali del curatore (o dei pochi curatori).

Una nota di riflessione va comunque posta riguardo al fatto che un così ristretto numero di degustatori possano assegnare un voto numerico assoluto ad ogni singolo vino: è da ritenersi affidabile una differenza di valutazione, anche magari di un solo punto centesimale, tra due vini assaggiati magari a settimane di distanza l’uno dall’altro?

Avrebbe senza dubbio un valore più affidabile inserirli in “fasce” di qualità, come per esempio fa correttamente la citata guida Veronelli (che assegna ai singoli prodotti 1, 2 o 3 stelle), relegando magari la valutazione numerica solamente ad un ristrettissimo numero di prodotti di particolare qualità.

La cosa cambia notevolmente quando il numero di degustatori per ogni singolo vino aumenta di un ordine di grandezza.

Le varie e famose guide “Duemila vini” della A.I.S., “I vini d’Italia” (2017 e 2018, in uscita) de L’Espresso e la “Vini d’Italia” del Gambero Rosso, effettuano le degustazioni con panel molto più numerosi, anche di 20 persone o più, a volte con selezioni di primo livello e successive valutazioni “approfondite” dei vini ritenuti migliori.

Sicuramente in questi casi si esce dalla singola soggettività nei gusti e nei parametri ricercati in fase di degustazione, ma ci si addentra per contro nella possibilità di un “appiattimento”dei giudizi dovuto al fatto che il risultato complessivo deriva da una media delle singole valutazioni di ciascun partecipante.

Lo svantaggio che ne deriva è la difficoltà di distinguere piccole differenze tra i prodotti, con un accentramento delle valutazioni “a metà” della scala di giudizio, per ovvia distribuzione statistica.

Senza dubbio, però, nel caso in cui emergano giudizi che, pur essendo una “media” pesata, si trovino agli estremi superiori della scala, si può con alta probabilità ritenere che ci si trovi davanti a prodotti effettivamente eccezionali (oppure veramente deludenti, nel caso degli estremi inferiori).

Per quanto appena detto, sembra anche in questo caso più corretta, statisticamente parlando, una valutazione dei singoli prodotti inserendoli in fasce di valutazione, come riportano le guide del Gambero Rosso (assegnando 1, 2 o 3 “bicchieri”) e quella dell’A.I.S. (assegnando da 1 fino a 5 “grappoli”), ma senza voti.

Assegnare invece in guida un voto numerico assoluto a ciascun vino, quando i degustatori siano un numero relativamente alto, sembra un po’ una forzatura, data la tendenza statistica dei numeri ad accentrarsi attorno al “valor medio” della scala. E’ questo il caso, per esempio, della sopraccitata guida de

L’Espresso (che oltre ad una corretta valutazione per fasce, da 1 a 5 “bottiglie”, indica per ciascun vino una valutazione numerica in ventesimi, probabilmente soprassedibile).

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Decisamente interessante, infine, la scelta che ha intrapreso recentemente la guida “Slow Wine” dello Slow Food, che ha abbandonato votazioni, fasce di merito e classifiche per dare, di ciascuna cantina recensita, una breve descrizione dell’azienda e un piccolo racconto che passi in rassegna i suoi prodotti, descrivendone pregi e perplessità rilevate in fase di degustazione.

Gli unici simboli presenti in guida vengono inseriti per le cantine che si sono distinte per interpretare la produzione secondo la “filosofia” Slow Food (simbolo = chiocciola), oppure quelle che hanno prodotto vini tutti mediamente di qualità molto alta (simbolo = bottiglia), oppure ancora aziende che si sono distinte per un ottimale rapporto qualità/prezzo (simbolo = moneta).

Forse si tratta di un nuovo modo di relazionare le guide di settore alle realtà produttive dei vari territori: non premiare più i singoli vini, ma la politica commerciale dell’intera azienda agricola, il suo radicamento nel territorio di appartenenza e la tipicità dei prodotti. Temi sicuramente importanti in un mondo che tende (purtroppo!!!) a considerare migliore tutto ciò che sia standardizzato e “internazionalizzato”.

Insomma, per farla breve, ben vengano le guide di settore… ma si occupino un po’ meno di dare voti numerici ai singoli vini recensiti, che hanno un valore decisamente relativo qualsiasi sia la metodica con cui vengano stabiliti.

Quanto a noi “utenti”, ciascuno tragga le proprie conclusioni e rimanga (alla fine) affezionato alle guide che ha finora acquistato e collezionato sulla libreria di casa. L’obiettività oggettiva, come abbiamo visto, è ben lontana dall’appartenere a questa a o quella pubblicazione, al punto che l’unico metodo da ritenere sicuro per sapere se un vino che intendiamo acquistare sarà effettivamente buono oppure no, rimane quello di stapparlo, magari in buona compagnia nelle fredde serate invernali che ci aspettano.

La propria valutazione sarà sicuramente la più corretta!

Ultimo aggiornamento 2019-11-18. Link di affiliazione. Immagini da Amazon Product Advertising API