Vi vorrei parlare dell’Alionza un bianco autoctono della zona “fra Modena e Bologna”. Giorgio Erioli ha il grande merito di averlo prodotto di nuovo dopo un lungo periodo di oblio.
Ha colore giallo paglierino intenso quasi dorato, profumo di albicocca, è fragrante ed aromatico, l’impatto in bocca è deciso ma poi l’aromaticità lo ingentilisce.
Ma sull’Alionza si raccontano almeno due storie interessanti, entrambe avvenute fra le due guerre.

La prima è riferita a Mastreli e Spudaciaun due birocciai che una sera d’inverno all’osteria Brighella di Castelfranco Emilia ne bevvero una damigiana di cinque litri. Usciti dall’osteria la neve aveva abbondantemente ricoperto le strade e Mastreli cadde riverso a terra , il buon Spudaciaun ingentilito dall’aromaticità dell’ALIONZA lo coprì con un tabarro. La mattina successiva Mastrelì non era più dove era caduto ma anche la neve che era sotto di lui non c’era grazie all’alcolicità dell’ALIONZA.

L’altra si riferisce a Toni Sciancaun (all’anagrafe Antonio Martignoni) grande lavoratore della canapa detto Sciancaun (rompitore) perché si dice che riuscisse a rompere i fusti di canapa con le mani. Bene una sera di primavera all’osteria Ravaldi di Riolo di Castelfranco Emilia bevve sette bottiglie di Alionza e uscito dall’osteria decise (saggiamente) di non prendere la bicicletta. Si stese su un giardinetto avendo avuto cura di spostare le viole, ovviamente ingentilito dall’aromaticità dell’Alionza. Da quel giorno venne chiamato Toni Aliaunza.
Grazie a Giorgio Erioli per la sua Alionza in purezza che ha denominato Malvezza e per avermi fatto ricordare le vicende che vi ho raccontato.
Alla salute.

Marco Onofri.

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