Sono molti i percorsi di specializzazione proposti a chi decide di intraprendere la professione di sommelier.

Scartati, per ovvie considerazioni di convenienza, quelli che non offrono la possibilità di formarsi adeguatamente e che non possiedono grossi riscontri in materia di placement post corsi (i numeri, cioè, di quante persone riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro dopo il percorso di studi) sarà bene indirizzare l’attenzione verso percorsi di studio qualificati (come quelli di AIS, FISAR, ASPI, ad esempio).

Uno di questi può essere quello di BIBENDA/FIS, fondazione che si occupa di vino e di olio, e che ha una storia un po’ più complessa rispetto agli altri enti che propongono corsi di formazione per sommelier. Vediamo allora, in questa mini guida, qual è la storia di BIBENDA, quali sono i requisiti per accedere ai corsi che mette a disposizione, quanto costano e quanto durano.

Si darà anche uno sguardo a cosa si studia, dove si tengono i corsi e quali sono le prospettive e gli sbocchi lavorativi.

Qualche cenno sulla storia di BIBENDA

Tutto nasce dalla AIS Roma, sezione della Capitale di AIS (Associazione Italiana Sommelier) che nel 2013, dopo quasi cinquant’anni dalla fondazione (avvenuta nel 1965), si trasforma in Federazione FIS (Federazione Italiana Sommelier).

Quest’ultima oltre ad essere proprietaria anche della Associazione sommelier dell’olio e membro del Worldwide Sommelier Association, fonda il gruppo BIBENDA, distintosi anche per la sua casa editrice che pubblica libri molto conosciuti nel settore ed organizza corsi per diventare sommelier professionisti e seminari di perfezionamento, portando avanti la mission di rendere attrattiva e seducente l’immagine del vino.

Oltre al corso di Qualificazione professionale per Sommelier, e ai diversi corsi su una singola materia (ad esempio sui formaggi, sul peperoncino, sul cibo, etc.) esiste anche il BIBENDA Executive Master (per la conoscenza totale del vino, aperto agli esperti), insieme con i tantissimi seminari ed eventi di degustazione. 

Requisiti per accedere ai corsi, quanto costano e quanto durano 

I corsi di BIBENDA si differenziano da quelli di AIS, FISAR e ASPI, poiché non sono strutturati in più livelli, ma costituiscono un ciclo unico.

I requisiti per accedere riguardano le potenzialità e la propensione dell’allievo a conoscere e capire il vino, ad abbinare ad esso i cibi e l’entusiasmo per scoprire sempre di più riguardo a questo argomento.

Al momento dell’iscrizione e per accedere ai corsi, bisognerà comunque pagare la tessera annuale alla FIS, che dà diritto, oltre all’accesso ai corsi, anche alla guida BIBENDA, alle degustazioni e alle cene. Il ciclo di lezioni, dunque, è unico ed indivisibile.

Si tratta di 52 lezioni, tra teoria e pratica, divisi però in tre parti, della durata ciascuna di circa tre mesi. Delle 52 lezioni totali, 17 saranno di abbinamenti ai piatti e poi ci saranno le due “cene tecniche” (una a metà della terza parte ed una alla fine del percorso di studi) ed una visita ad un’azienda vitivinicola.  

Il costo del corso BIBENDA/FIS si aggira intorno ai 2.100 euro (che però possono essere pagati anche a rate da 125 euro senza interessi), ma nel prezzo sono compresi anche gli strumenti per le degustazioni, il materiale didattico (libri, quaderni per appunti, bicchieri da degustazione, schede per esercitazioni, etc.).

Alla fine del corso verranno rilasciati due attestati: quello di sommelier e di sommelier internazionale. 

Cosa si studia e dove si tengono i corsi 

Le materie dei corsi cambiano durante le tre parti (ma non livelli) di svolgimento. La loro frequentazione non è propedeutica a quelle successive, ma è comunque importante per avere un quadro globale dell’argomento. 

La prima parte del corso dedica innanzitutto un largo spazio a vitivinicoltura ed enologia, oltre ad approcciare lo studio della tecnica della degustazione (secondo l’esame visivo, olfattivo e gustativo). Dopodiché si passa allo studio e all’analisi dei vitigni più importanti dell’Italia (con un focus alle regioni del Nord, Centro e Sud) e di alcuni prodotti come vini spumanti, birra e olio. Uno sguardo, infine, alle funzioni del sommelier. 

La seconda parte è invece dedicata all’approfondimento di quanto studiato nella prima, con l’analisi delle caratteristiche dei vitigni regione per regione, la diversità di interpretazione dello stesso vitigno, e introduce lo studio della vitivinicoltura in Europa (con un focus specifico sulla Francia). 

La terza parte del corso, infine, è ancora più specifica, e si concentra sulla preparazione della tavola, l’analisi delle portate e l’abbinamento con i vini (antipasti, primi piatti, secondi piatti, condimenti, formaggi, contorni, dolci, cioccolato). Si analizzeranno poi dei vini particolari come i passiti, e le bevande distillate, ed infine sarà dato ampio spazio all’esercitazione pratica di abbinamento seguita dalla cena tecnica.

Alla fine del percorso vi sarà una prova di verifica e saranno consegnati i diplomi e gli attestati agli allievi. I corsi per sommelier BIBENDA/FIS si tengono soprattutto nel Lazio e a Roma, essendo una costola di AIS Roma. Le delegazioni però si stanno attivando per portare questi corsi in tutta Italia.

Se si vuole conoscere, comunque, il calendario dei corsi con le relative sedi ci si può collegare al sito web di BIBENDA, alla pagina dedicata (cliccando qui).

Prospettive di lavoro e sbocchi professionali

Già nella brochure di presentazione dei corsi BIBENDA/FIS si punta sul fatto che questo percorso formativo cambierà in meglio la vita dell’allievo. E si sottolinea come la figura del sommelier sia quella di un comunicatore a 360 gradi, che non si limita più a proporre vini ed abbinamenti in ristoranti, enoteche e wine bar, ma che può lanciarsi in sfide imprenditoriali mettendo su aziende vitivinicole e lavorare come consulente in cantine specializzate.

Non solo, ma potrà tentare la strade della docenza all’interno dei corsi per diventare sommelier, e trasferire la propria competenza e passione agli allievi, oppure, approcciarsi ad una carriera anche come “scrittore del vino”, lavorando per riviste specializzate o di settore in qualità di critico enogastronomico. Molto importante è, in tutti i casi, una buona dose di determinazione, e l’entusiasmo per la cultura del vino, vissuta come arte da trasferire.

Non guasterà, infine, una certa intraprendenza per farsi largo in questa professione, e il continuo aggiornamento con corsi di alto livello accademico.