Qualche tempo fa' mi era capitato di fare una piacevole conversazione con uno dei più rappresentativi produttori della zona dei Castelli Romani, e tra i vari argomenti abbiamo toccato proprio qualcosa di attinente.
Ne era emerso che uno dei motivi per cui i vignaioli di quelle zone non sono mai stati particolarmente "incentivati" nei decenni passati a evolvere e a far crescere qualitativamente i loro prodotti è legato alla vicinanza di una città grande come Roma.
La vicinanza di una clientela così numerosa, e spesso magari spinta più sulla quantità che sulla qualità, ha sempre assicurato negli anni passati (parlo degli anni '50, '60 e '70) un totale consumo delle produzioni vinicole circostanti, quindi non c'è mai stato un grande interesse per rese inferiori, affinamenti lunghi e tecniche innovative.
Anzi... Era importante produrre molto, perché la richiesta era costantemente in aumento.
Ora le cose sono cambiate, direi almeno da un ventennio a questa parte, grazie a situazioni logistiche molto più favorevoli, che permettono l'arrivo a Roma di notevoli bottiglie "extra-Lazio", e dal fatto che il turismo massivo, soprattutto straniero, cerca al ristorante i nomi che ha sentito nominare nei rispettivi paesi, quali Chianti, Brunello, Barolo e altri.
Spero, ma sono convinto che sarà così, che i bravi produttori laziali inizino seriamente a sfruttare la potenzialità del loro territorio, raggiungendo tra qualche anno i livelli qualitativi che meritano.
La palla sta a loro...
Questa, ovviamente, la mia personalissima opinione, confortata come dicevo da quanto mi raccontava un bravo vignaiolo della zona.
