Leggendo l'articolo linkato dal Alberto e la prima risposta di Immaginaria mi viene da sollevare la questione della 'consapevolezza'.
Quello che voglio dire è che mi sento di condividere il pensiero di Patricia Allen
Think about it: if there’s one thing you do not see at the farmers’ market, it’s socio-economic diversity (although there is evidence that markets are becoming more ethnically diverse). Localizing the food supply, in other words, automatically means that a small group of people will have exclusive influence over what the rest of the community has access to. Such power can alienate and even anger “the community.”
solo nel momento in cui l'utilizzatore finale è inconsapevole di quanto e di che cosa il mercato esterno alla propria area locale gli può eventualmente offrire. E' in quel momento che il consumatore diventa debole lasciando spazio, troppo spazio, al produttore ed, eventualmente, al rivenditore. Quando invece egli decide autonomamente di sfruttare solo i prodotti per così dire autoctoni, allora dice bene Immaginaria accennando ad una possibilità di arricchimento in antitesi all'appiattimento del mercato dovuto alla massificazione del commercio alimentare.
Ritengo comunque sia un tema delicato, come del resto qualsiasi cosa coinvolga più della singola persona.
Alzi la mano che non è rimasto un'attimo interdetto dopo aver letto McWilliams in queste poche righe?
Anyone who doubts this claim should imagine what the culinary map of New York City would look like without open access to globally far-flung producers.