La prima cosa che vien da dire è “ma che tristezza”! Il tappo in sughero si fa da parte e lascia spazio al suo cugino di campagna, il tappo a vite. Tutto merito, o colpa, a seconda dei punti di vista di chi ha approvato il decreto 16 settembre 2013 che volontariamente ha scelto di modificare le norme Ue relative all’etichettatura dei vini  Dop e Igp. Nello specifico si è scelto di cancellare quella regola che imponeva come necessario il tappo in sughero per i vini Docg, tanto per cintarne qualcuno il Barolo, l’Amarone o il Brunello di Montalcino.

Alla regola piuttosto rigida si sostituisce oggi la libertà d’azione: ai consorzi è lasciata la possibilità di scelta a patto che si proceda con una  modifica del disciplinare di produzione che dovrà essere presentata entro 6 mesi.

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Ora viene da chiederselo: con tutto quello che c’è da modificare in Italia, proprio sul tappo in sughero ci si doveva concentrare? Eh sì, visto che alcuni produttori hanno riscontrato una domanda in tal senso provenire dai consumatori internazionali e nello specifico del Nord Europa, degli Stati Uniti e del Giappone.

Le preferenze di questi consumatori sono almeno due: o tappo a vite di nuova generazione o capsule di vetro e ceramica. E già che l’estero corrisponde all’incirca al 50% del fatturato del vino made in Italy è facile capire perché la richiesta è stata accolta con tanta rapidità.

E’ di relativo conforto pensare che i tappi a vite, in ceramica o in vetro che vengono prodotti oggi, hanno poco a che vedere con quelli prodotti in passato e presentano diversi elementi di qualità. Un tappo a vite dunque non dovrebbe più sinonimo di vino di pessima qualità, ma è solo  di una più moderna scelta di packaging.

Consorzi come quello del Chianti classico confermano di non rifiutare a priori la nuova opzione offerta dal decreto, eppure (e questo ci fa pensare) per segmenti top come la “Riserva o la “Gran selezione”, si rimarrà certamente fedeli al sughero. Un incentivo all’uso del tappo a vite arriva come accennato da oltre mare: negli Stati Uniti ad esempio, per le bottiglie piuttosto costose il consumatore si aspetta sia presente il tappo a vite. Da buona italiana però non mi lascio incantare: le idee che arrivano dagli Stati Uniti, non sempre sono di ottima qualità. Non trovi?